2 febbraio 2007. Tag:

Non me ne sono mica accorto subito. A 16 anni volevo diventare un chitarrista grunge e fare come Kurt Cobain, fermo, immobile sul palco, con la disperazione adolescenziale tipica di un ragazzo italiano dotato di mamma che ti fa la pastasciutta quando torni da scuola. A 19 anni ero diventato un rapper. Per 6 lunghi anni ho provato a diventare un famoso 2Pac all'italiana. Non ci sono riuscito, l'industria musicale italiana cieca e sorda non si accorse delle incredibili capacità del mio gruppo, che avrebbe fatto guadagnare milioni di dischi solo nella provincia di sud-ovest di Milano. Eppure scrivere testi mi piaceva, forse era la cosa che mi piaceva di più nel fare musica: incastrare le parole, dare un senso, giocarci su. Nel frattempo, Internet. Farsi i fatti degli altri e mettere in piazza i tuoi, sempre e dovunque. Affascinante. Voyerismo puro combinato a becero esibizionismo. Ma anche un'occasione unica di scoprire un media davvero rivoluzionario, che mi affascinava sempre di più. E poi l'immagine e la pubblicità, un'idea fissa per me. Sempre attratto dalla sintesi creativa degli slogan e dell'impatto emotivo che viene dall'immagine e dalla fotografia. Sport privato preferito: immaginare spot pubblicitari per chiunque. Insomma, tutte cose apparentemente diverse ma alla fine anche io l'ho capito. Si parlava alla fine di quella stessa roba lì. Di comunicazione, in tutte le sue forme. E dell'esigenza di esprimerla creativamente, in ogni sua forma: pubblicità, scrittura, fotografia, internet. E per ognuna, lancio progetti on line. Li potete vedere avvicinando la freccetta del mouse sulle fotine là sopra e premendo il tasto sinistro del topo.

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