16 ottobre 2007.

Logo Partito Democrativo VaccaroErano tempi non sospetti quando, con l’entusiasmo un po’ ebete di chi pensava si potesse cambiare la politica italiana e con la passione di chi era abitutato a discutere di politica sin da adolescente, mi lanciavo a scrivere queste cose e a partecipare a queste iniziative. Essendo un po’ massone (nel senso nobile del termine, ovvero di chi aspira all’unità, alla cooperazione), credevo fermamente in un progetto che, considerando gli ostacoli che si presentavano, assumeva più i tratti di un’utopia visionaria: andare oltre i rigidi schemi di ideologie morte e sepolte che non hanno più riscontro in nessuna parte della società, se non come spauracchio ed elemento fintamente aggregante nelle lotte politiche, totalmente scollate dai discorsi che interessano e riguardano la cosiddetta “ggente” (con due ggì). Andare oltre le categorie della “politica 1.0”, quella che ha caratterizzato tutto il novecento, costruendo un nuovo “contenitore” che non si aggiungesse alle altre decine di partiti e partitini del parlamento ma “sostituisse” i due maggiori partiti del centro-sinistra, cercando di costruire nuovi riferimenti e nuovi contenuti in sintonia con i nostri tempi e le esigenze che la società di oggi, non quella di 100 anni fa, pone in maniera problematica. Sono quasi 20 anni che è venuto giù il muro (mi ha sempre divertito l’espressione “è caduto”, come si fosse stufato di stare in piedi), quasi 15 da Tangentopoli e dall’inizio della cosiddetta seconda repubblica: anni in cui in Italia, mentre da un lato si andava consolidando la giusta forma di alternanza tra due schieramenti, si è perso tempo ed energie nella contrapposizione fintamente ideologica (e di poco contenuto) tra 2 blocchi, tra non-comunisti e berluschini, senza elaborare una strategia riformistica condivisa a prescindere dalla necessaria alternanza e scontro politico sui dettagli; anni in cui ci siamo allineati allo stile “americano” di fare politica, criticabile ma “funzionante” e stabile molto più di quello italiano: pragmatismo e comunicazione, first of all.
Dopo aver sfiorato il naufragio almeno una decina di volte, pare proprio che ora il progetto si sia finalmente concretizzato (con tutte le critiche che si possono muovere a come si è evoluto, ai tempi per portarlo a termine e a come si poteva fare in maniera più trasparente e coinvolgente) e abbiamo per le mani questo benedetto Partito Democratico. Ed era secondo me invevitabile che a guidare “la cosa” sia stato messo il buon Walter. Ora vedremo quali saranno gli “elementi di discontinuità” che sono stati promessi, sperando che non si perda l'(ultima?) occasione di ricucire il rapporto con la gran parte degli elettori, discretamente stufi di osservare come i problemi quotidiani con cui si scontrano non siano minimamente tenuti in considerazione o, peggio, siano tacciati di “antipolitica” (nota a margine: smettiamola per favore di dire che 2 milioni di persone che scendono in piazza sono “antipolitica“: perché le primarie sono “politica” e il Vaffa di Grillo è “antipolitica”? A me non è piaciuto il titolo della manifestazione grillesca, ma in ogni caso sono stati mobilitati cittadini per cause assolutamente politiche!).
Di una cosa sono certo: per come la vedo io, il risultato più importante e dirompente a cui porterà tutta questa operazione sarà una reazione a catena che realizzerà un graduale e definitivo riassetto dell’intero scenario politico, costretto a riorganizzarsi in massimo 4-5 partiti.
E già solo questo sarebbe un buon risultato, almeno per 3 importanti motivi:
-una semplificazione impossibile da rimandare ancora, visto che le “sfumature” di contenuto e di programma tra un partito e l’altro sono davvero minime e impercettibili dall’elettore medio
-un risparmio notevole di costi, visto lo spreco assurdo di soldi pubblici che vengono continuamente elargiti alle decine di strutture partitiche che non hanno ragione di esistere
-una più semplice condivisione di intenti e obiettivi, dovendo mediare tra un numero inferiore di soggetti politici, che porta a una maggiore solidità e concretezza nelle scelte legislative e di governo.
Non posso quindi che essere soddisfatto (almeno per il momento) e fare gli auguri al PD, con quel filo di ottimismo tutto italiano che mi è rimasto e che non voglio perdere. E, a proposito di ottimismo e ironia, non posso nemmeno non pubblicare questa memorabile performance del grande Guzzanti. 🙂

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