4 giugno 2008. Tag:

bob kennedy comunicazione politica tolleranza integrazione
Ogni mattina mi preparo la mia consueta moka di caffé e il mio toast prosciutto e sottilette. Colazione salata, ve la consiglio. Quando tutto è pronto, mi piace sistemarmi con piatto e bicchiere sul divano, a guardare la TV. Sì, proprio quella cosa lì vecchia che si impolvera. E’ l’unico momento della giornata in cui riesco a guardare la buffa scatola nera, a parte dopo le 11,30 di sera. Programmi preferiti in assoluto nella fascia mattutina: Omnibus su La7 e La Storia siamo noi su Rai3 (in replica). Oggi ho optato per il secondo, il programma di Gianni Minoli che tratta fatti e biografie di personaggi storici in modo sempre intrigante: questa mattina c’era Bob Kennedy. Una storia affascinante e tragica insieme, un personaggio la cui determinazione e lungimiranza ti stupiscono, la cui integrità morale ed etica sembrano rimproverarti “cos’hai fatto tu per la Nazione?” (parafrasando il fratello), la cui innovativa verve comunicativa ed empatica ti rapiscono e ti insegnano qualcosa in ogni suo discorso. Vorresti saltare in piedi, emularlo, candiadarti, lottare per ideali che senti vivi dentro di te quali la tolleranza, l’integrazione, la pace. Poi bum, gli sparano. Morto ammazzato. Fine di un sogno. Intristito, cambi canale e ti imbatti nelle dichiarazioni di Gentilini. Non è un buon inizio di giornata.

Ps: ah, a proposito. Il caso della ragazza Rom che ha tentato il rapimento di un bambino, era una montatura.