17 ottobre 2007.

Venture Camp
Nel giro di una settimana ho partecipato a due eventi molto interessanti: il primo dei due è stato il Venture Camp, organizzato da Fabio e tenutosi a Roma il 6 Ottobre alla John Cabot University. Tanti partecipanti (un centinaio), social networking “fisico” e ottimi spunti di riflessione sulle opportunità, le modalità e i requisiti per accedere a capitali necessari a finanziare start-up tecnologiche. In particolare, grazie ai tanti e interessanti interventi nei quali sono state illustrate esperienze dirette di imprenditori che hanno utilizzato venture capitals o “business angels”, si è posto l’accento sulla difficile situazione italiana, paragonata alla ben più consolidata “macchina da guerra” americana. Come dice Daniele, con il quale sono stato alla manifestazione, i pareri sulle cause di questa arretratezza sono discordanti, anche se i problemi più consistenti a me sembrano essere:

-un generale atteggiamento di “improvvisazione creativa” e scarsa progettualità che allontana e disincentiva gli investitori: occorre molta meno superficialità e più studio da parte degli aspiranti imprenditori, più analisi del modello di business che deve sostenere l’idea. Parola chiave: Business Plan

-un’endemica mancanza di infrastrutture, di “luoghi aggreganti” dove far circorlare capitali, idee, persone in un unico punto. A quanto pare il Web 2.0, Internet e i nuovi media non possono sostituire assolutamente la virtuosa collaborazione che nasce quando gli attori di un processo si trovano nello stesso luogo. Servirebbe concentrare, farci la “nostra” Silycon Valley (Torino?) e potremmo essere in grado di giocarcela a livello internazionale. Anche perchè pare che in Italia il livello di competenze ICT e i costi della manodopera siano assolutamente competitivi. Parola chiave: infrastrutture

-una burocratizzazione che allunga terribilmente i tempi/costi per avviare un’azienda e impedisce di conoscere ed accedere con semplicità a tutte le possibili fonti di finanziamento, tra cui appunto i Venture Capital. Parola chiave: semplificare.

Sono sostanzialmente tutti mali strutturali italiani, problemi che consociamo, ma è sempre bene rinfrescarceli e, perché no, impegnarsi ciascuno nel proprio ambito per superarli.

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